La Procura di Macerata ha notificato gli avvisi di conclusione delle indagini a quattro persone nell’ambito di un’inchiesta su presunte irregolarità nella gestione di rifiuti contenenti amianto durante i lavori di ricostruzione post sisma a Matelica. Tra gli indagati figurano due imprenditori edili, uno della provincia di Milano e uno romano, oltre a un amministratore di condominio e a un direttore dei lavori, entrambi matelicesi. Le ipotesi di reato contestate riguardano la gestione illecita di rifiuti speciali pericolosi e violazioni della normativa urbanistica.
L’indagine, condotta dal Nucleo Carabinieri Forestale di Matelica e coordinata dalla Procura, è nata nell’ambito dei controlli sui cantieri della ricostruzione seguita al terremoto del 2016. Sotto la lente è finita la demolizione, programmata nei primi giorni di maggio 2025, di una delle due palazzine adiacenti destinate a uso abitativo e danneggiate dal sisma.
I primi accertamenti hanno evidenziato alcune irregolarità formali che hanno spinto i militari ad approfondire i controlli. Nel fabbricato destinato alla demolizione sono stati individuati diversi elementi edilizi contenenti amianto ancora in opera. Secondo gli investigatori, la demolizione senza una preventiva bonifica avrebbe comportato il rischio di dispersione nell’aria di fibre pericolose, con possibili conseguenze per la salute degli operai impegnati nel cantiere e dei residenti della zona.
Nel corso delle verifiche è emerso inoltre che alcune canne fumarie e comignoli contenenti amianto erano già stati rimossi e accatastati nel sottoscala dell’edificio adiacente, senza le necessarie misure di sicurezza, configurando un deposito incontrollato di rifiuti speciali pericolosi. Gli esiti delle analisi eseguite dall’Arpam hanno confermato la presenza di amianto nei materiali rinvenuti.
Di fronte al rischio sanitario, i Carabinieri Forestali hanno proceduto al sequestro preventivo dei due fabbricati su disposizione del giudice per le indagini preliminari, bloccando il cantiere per impedire il protrarsi della situazione di pericolo. Successivamente, una ditta specializzata ha provveduto alla presentazione del piano di lavoro previsto dalla normativa, alla messa in sicurezza e alla rimozione dei materiali contaminati. Completata la regolarizzazione delle procedure, il cantiere è stato dissequestrato e i lavori di demolizione e ricostruzione hanno potuto riprendere. Restano invece aperte le posizioni dei quattro indagati, per i quali la Procura contesta i reati ipotizzati al termine dell’attività investigativa.
