Il ricorso ai medici cosiddetti “gettonisti” nelle Aziende Sanitarie Territoriali delle Marche non rappresenta più una risposta emergenziale, ma una modalità ormai strutturale di gestione dei servizi, in particolare nei pronto soccorso e nell’emergenza-urgenza. È quanto emerge dai dati raccolti attraverso accessi agli atti e confluiti in una specifica interpellanza presentata in Consiglio regionale dal consigliere Leonardo Catena e sottoscritta da tutti i consiglieri del Partito Democratico.
Dalle informazioni disponibili si evidenzia una spesa significativa e diffusa: in alcune AST si superano i 4 milioni di euro annui, mentre nell’AST di Ancona si registrano oltre 600 mila euro di spesa con 22 medici impiegati. Nell’AST di Macerata risultano coinvolti oltre 60 professionisti, con stanziamenti che superano i 2 milioni di euro per i servizi di emergenza-urgenza. Il compenso medio dei medici “gettonisti” si attesta intorno agli 85 euro l’ora, superiore a quello del personale dipendente del Servizio sanitario regionale, generando uno squilibrio che rischia di rendere meno attrattivo il lavoro nel sistema pubblico.
«Il punto non è mettere in discussione i professionisti – sottolinea il consigliere Leonardo Catena – ma interrogarsi su un modello organizzativo che, da soluzione temporanea, sta diventando ordinario».
Le recenti indicazioni della Regione, che prevedono lo stop ai contratti con le cooperative e una progressiva riduzione del ricorso ai medici esterni, richiedono ora elementi concreti di attuazione e verifica. Il passaggio a forme di collaborazione diretta non elimina automaticamente il problema della carenza di personale né quello dei costi, e dovrà essere accompagnato da un reale rafforzamento del personale interno.
Accanto al tema economico, viene evidenziato anche un possibile impatto sull’organizzazione dei servizi: il ricorso continuativo a personale non stabilmente inserito nelle équipe può incidere sulla continuità assistenziale, sull’integrazione tra operatori e sulla qualità complessiva delle cure.
L’interpellanza richiama inoltre le indicazioni dell’ANAC, che prevedono il ricorso a personale esterno solo in via eccezionale, temporanea e non prorogabile, e dopo aver verificato l’impossibilità di utilizzare risorse interne. Tuttavia, nelle Marche si registra un utilizzo ripetuto di affidamenti, proroghe e contratti ponte, che di fatto configurano una esternalizzazione stabile di funzioni essenziali.
Tra le richieste avanzate vi sono: un quadro aggiornato dei turni scoperti, un cronoprogramma dettagliato per la riduzione dei “gettonisti”, maggiore trasparenza sui costi complessivi e l’introduzione di un report periodico al Consiglio regionale.
«La questione – conclude Catena – non riguarda solo i costi, ma il futuro del servizio sanitario pubblico regionale. È necessario avviare un percorso chiaro che punti a rafforzare il sistema, valorizzare il personale e garantire ai cittadini servizi stabili, sicuri e di qualità».
